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domenica 27 aprile 2014

Una storia barbosa

Avere la barba oggi è un po' come avere i tatuaggi. Ormai chi non ha un tatuaggio è il più trasgri di tutti.
Infatti, in molti, stanno tornando a sbarbarsi o peggio a lasciarsi solo i baffi per urlare al mondo IO NON SEGUO LA MODA. Illusi.

Anche non seguire una moda è una moda. 


Vorrei parlarvi di come ho deciso, precisamente un anno fa di farmi crescere la barba. Dite che devo festeggiare? Magari gli regalo un balsamo.

L'anno scorso sono andato a sciare a Ovindoli con degli amici. Premessa, dovete sapere che ho una pelle delicatissima, ogni anno quando vado in vacanza al mare mi prendono tutti in giro perché uso la protezione 50. Me tapino.
Dicevamo, ero in montagna con gli amici e... niente mi sono ustionato. Nonostante le nuvole, il sole picchiava e io non avevo la crema solare.
Ero diventato rosso come un pomodoro. Un pomodoro parlante.

Rosso ovunque, ma un velo di barba mi aveva protetto una parte del volto. Avete presente la bandiera della Polonia? Uguale.
Poiché il danno era fatto, radermi era fuori discussione e anche doloroso, ho deciso di farmela crescere.
Senza saperlo, anch'io in un modo o nell'altro, sono finito a far parte di questa moda dell'uomo peloso.

Nella foto potete ancora notare un leggero arrossamento:



Da quel giorno sono diventato magicamente un orsetto. Ah, quello che può fare un po' di peluria!

mercoledì 23 aprile 2014

Sei romano se...

Per chi non mi conoscesse, sono nato in Lombardia da genitori calabresi e veneti e vivo, da ormai dodici anni, a Roma. Ho passato metà della mia vita, praticamente tutta la mia infanzia, al nord e, invece, la mia adolescenza in centro Italia. Ogni estate, da quando sono nato, sono sempre andato a trascorrere le vacanze in Calabria. Questa mia particolare situazione ha fatto sì che io non mi riconosca né lombardo, né veneto, né calabrese e nemmeno laziale. 
Non ho radici. 
Quando mi chiedono di dove sono rispondo: italiano. 

Dicevamo, vivo da anni qui a Roma, eppure non mi sento affatto romano. Mi sento come un osservatore esterno, sono un casco blu. Vorrei condividere quello che ho notato in tutti questi anni di ricerca sul campo.


  • La pizza bassa. Avete mai mangiato una pizza romana? No? Bene NON LO FATE PER NESSUN MOTIVO AL MONDO! A Roma, per qualche strana ragione, mangiano una pizza molto molto molto bassa. Tipo un cracker. Ci ho provato tante volte a dir loro che quella non è una pizza, ma loro niente mi rispondono sempre "la pizza romana è bella scrocchiarella. Quella napoletana non la digerisco". Contenti loro. 
  • L'automobile. I romani hanno uno strano rapporto con questo mezzo di locomozione. In realtà, un po' in tutta Italia, ma qui si parla di romani quindi MUTI. I romani non posseggono un'auto, la amano. Non riescono proprio a farne a meno. Un po' li capisco. L'ATAC, l'azienda capitolina di trasporto pubblico, fa schifo. Conosco romani che non vanno mai in centro proprio perché non possono arrivarci in auto e organizzano le loro uscite con gli amici solo se si trova parcheggio. Praticamente a volte si passa metà della serata alla disperata ricerca di un parcheggio, mentre chi si è recato con i mezzi è già lì da un'ora. E questo ci porta al prossimo punto.
  • La puntualità. I romani non sono puntuali e io, ormai, mi sono adattato a loro. Si dimenticano sempre che Roma è una delle città più trafficate d'Italia e puntualmente si dimenticano che prima di poter arrivare a destinazione devono superare una selva di automobili tutte guidate da un unico conducente. Arrivati devono trovare parcheggio. Insomma, si finisce sempre per aspettare per ore.
  • I linguisti. Per qualche strana ragione, i romani pensano di essere i detentori della lingua di Dante. Appena giunto qui, avevo un accento tipicamente settentrionale, avevo dieci anni e i  miei genitori mi iscrissero alle medie. I bambini sanno essere crudeli, ma i bambini romani che si credono linguisti, ancora di più! "Non si dice calorifero si chiama termosifone!" e poi loro tranquillamente dicono "borZa". Valli a capire.


Questa era la mia lista basata, come potete ben vedere, dalle mie esperienze personali. Voi vivete a Roma oppure come me vi siete trasferiti? Che cosa aggiungereste a questa lista?