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giovedì 17 aprile 2014

Lucchetti e privacy

Per lucchetti non mi riferisco a quelli che deturpano ogni ringhiera e staccionata di questa città, partendo da Ponte Milvio. 
Maledetto Moccia, ti rendi conto di cosa hai fatto?

Mi riferisco alla vana ricerca di riservatezza tramite l'utilizzo di profili bloccati, detti anche lucchettati.


Facebook ha rivoluzionato il nostro utilizzo della Rete. Se ci pensate, prima, anche se non avevamo nulla da nascondere, era prassi comune nascondersi dietro uno pseudonimo. Dall'avvento di Facebook, che ci ha costretto a inserire il nostro nome e cognome, le cose sono cambiate.
Questa famosa rete sociale ci permette di aumentare i livelli di riservatezza, in modo che solo ed esclusivamente i nostri amici possano aggiungerci o cercarci. 
Infatti, nel tempo è diventata una sorta di salotto di famiglia o ritrovo di amici e, se devo essere sincero, trovo strano che le persone aggiungano così, su due piedi, il primo sconosciuto che hanno intravisto in un aperitivo, ma ognuno è liberissimo di fare quello che vuole.

Ma non è di Facebook che voglio parlare. Io quello che trovo trovo assurdo è lucchettare il profilo di Twitter o di Instagram o addirittura i blog.
Come ho detto prima Facebook è una piazza privata composta da amici, familiari e compagni di scuola, Twitter e Instagram NO.

Quando scopro che il vostro profilo è bloccato
Mi manda in bestia, ripeto IN BESTIA, vedere il famoso lucchetto accanto al nome di qualcuno su Twitter. Lo sai vero che è una rete sociale nata per essere pubblica? 
Tra l'altro, non aggiungono mica solo i loro cari amici, no. Aggiungono anche loro perfetti estranei. Quindi che senso ha?
Forse siete degli agenti dei servizi segreti? No, scrivete puttanate come tutti.

Ecco qualche esempio:

Buongiorno

Oggi sole. Yeee!

Cibo *foto di un piatto di pasta tristissimo in allegato*

Quindi mi chiedo: se non vuoi che i tuoi pensieri vengano letti da chiunque, che cosa diamine ci fai qui? Torna su Facebook. 

Qui, c'è gente che vi sta stolcherizzando e il vostro bloccare profili rende tutto più difficile. Tzé.

giovedì 3 aprile 2014

Quando una storia finisce

[Attenzione articolo serio]

Sinceramente non so se ne dovrei parlare qui, la Rete mi ha già causato molti problemi in passato. Quello che si scrive qui, in un modo o nell'altro, può essere potenzialmente letto da tutti e persino da chi non vorresti.
In ogni caso, voglio condividere con voi un insegnamento che ho imparato dalla vita: per quanto ci si sforzi, una storia se non va, non va e non si può fare assolutamente nulla per evitarlo.

Sono sempre andato contro tendenza. Come un salmone. Mentre la società diventava sempre più egoista "io cerco una persona simpatica" "io cerco una persona bellissima" "io voglio...", "io pretendo...". Io, io, io. 
 
Il sottoscritto, un po' come Amélie, si è sempre sentito un martire. Sono forse uno dei pochi che è sempre sceso a patti. Più di una volta ho messo da parte l'orgoglio e ho dato ragione a mia sorella, a mia madre, ai miei professori e infine ai ragazzi. Ho sempre anteposto il benessere degli altri. Il morbo del crocerossino è una brutta bestia.
È bello vedere qualcun altro sorridere grazie a te, vedere qualcun altro stare bene proprio per te. E penso che continuerò a farlo, nei limiti.

Però, c'è un però. La vita mi ha insegnato che a volte bisogna lasciar perdere. Non prendetemi alla lettera, non smettete mai di lottare per i vostri sogni, semplicemente valutate bene quali sono i vostri veri sogni.

Siate sempre onesti con voi stessi e anche con gli altri. L'onestà è importante.

[Fine articolo serio]

domenica 30 marzo 2014

Selfie? Che coglioni

Se non avete vissuto in qualche angolo remoto del mondo, sicuramente saprete che cos'è un o una selfie

In caso non lo sapeste, questa parola, che proviene direttamente dal gergo della rete, usa la prima parte della parola self-potrait ossia autoscatto, per creare un nuovo significato: autoscatto effettuato con l'ausilio di un cellulare.
Ovviamente noi, come sempre d'altronde, non potevamo evitare di appropriarci dell'ennesimo forestierismo inutile. Che poi dico io, che fine ha fatto l'inventiva degli italiani? Non potevamo almeno in selfi oppure inventarci una parola nuova, tipo auto. Oppure una crasi tra foto e auto. Fauto.

"Mi sono sparato un fauto! hihihi"
Lasciando da parte il problema linguistico, concentriamoci su quello culturale. Siamo sinceri, l'autoscatto non esiste da solo qualche anno, non è mica un'invenzione statunitense.
Magari prima non ne eravamo coscienti, ma ci siamo sempre scattati delle foto da soli da quando i nostri cellulari hanno la fotocamera integrata.
L'unica differenza è che prima le foto si facevano in bagno davanti a uno specchio, adesso si fanno ovunque. Prima vi vergognavate, adesso che questa pratica è stata sdoganata, non avete più ritegno.

L'autoscatto più famoso della storia
Perché, però, di punto in bianco ci scattiamo così tanti fauti? Semplice, vogliamo ricevere tanti cuoricini su Instagram. Più aumentano i cuori e più il nostro ego si gonfia. 
Appunto, l'ego si gonfia, gonfia, gonfia.

Volete sapere come la penso io? Ecco, io sono stanco, ma stanco stanco stanco, di vedere gente in pose ammiccanti, il più delle volte senza maglietta, disposta a tutto per ricevere tanti cuori su Instagram. Mettetevi quella maglietta su, che fa freddo.
Ormai anche il più brutto con un paio di autoscatti ben assestati può ricevere tanti di quei mi piace/stelline/cuori da fargli girare la testa. Di punto in bianco penseranno di essere dei fighi da paura, povere stelline...

Sapete di chi è la colpa di questa mandria di palloni gonfiati? Vostra, solamente ed esclusivamente VOSTRA.

Articolo in collaborazione con Campagna per un cuoramento consapevole. O cuori o guidi.